Finalmente approvata la direttiva sui servizi di media audiovisivi

Giugno 3, 2007

Ci sono voluti solo 18 mesi per un accordo sulla nuova direttiva sui servizi di media audiovisivi. Un lasso di tempo davvero breve se paragonato all’importanza dell’accordo. La nuova direttiva che andrà in vigore entro la fine del 2007, costituirà un quadro normativo complessivo per tutti i servizi di media audiovisivi, creando di fatto un vero mercato dei servizi audiovisivi.

http://www.amobil.no/artikkelbilder/vivianne_reading_eu.jpgViviane Reding (in foto), Commissaria europea per la società dell’informazione e dei media ci rassicura sulla modernità del quadro normativo, che permetterà di aggiornare le politiche del settore alle esigenze del ventunesimo secolo e di regolamentare in maniera snella l’industria europea dei servizi audiovisivi. Dando una grande visibilità ai valori fondamentali dell’Europa, come la diversità culturale e la tutela dei minori. Queste le belle parole, ma nei fatti, cosa dovrebbe garantire?

  • diritti nuovi per i cittadini, come la trasmissione di estratti di eventi di interesse generale nei programmi di informazione generale, con una chiara identificazione del fornitore di servizi di media;
  • miglioramento dell’accesso ai servizi di media audiovisivi per le persone ipoudenti e ipovedenti;
  • definizione di regole chiare sull’inserimento di prodotti, con l’obbligo per le emittenti che facciano uso di questa pratica di informarne i telespettatori;
  • tutela dei minori;
  • promozione delle opere europee e delle produzioni audiovisive indipendenti;
  • il divieto di messa in onda di contenuti suscettibili di incitare all’odio per motivi religiosi e razziali;
  • un incoraggiamento all’autoregolamentazione e alla coregolamentazione del settore.

audiovisivo_img1608_img.jpgInoltre nuove norme più elastiche in materia di pubblicità dovrebbero offrire nuove opportunità di finanziamento che incrementerebbero la produzione dei contenuti. Gli Stati membri avranno a disposizione 24 mesi per recepire negli ordinamenti nazionali le nuove disposizioni in modo da permettere la piena applicazione del nuovo quadro normativo dell’audiovisivo nel 2009.

Si tratta di un bel passo in avanti verso una regolamentazione finalmente precisa e non lacunosa, che non lasci spazio ad interpretazioni più o meno fantasiose. Stupisce la velocità con la quale si è giunti ad un accordo politico così strategico, ma tutto lascia presagire che le esigenze di cambiamento abbiano avuto la meglio anche su iter politici notoriamente lunghi. Non ci resta che aspettare e vedere come verranno applicate le nuove norme anche in combinazione con il diritto interno di ogni paese membro.

Michele Colitti

[via i-dome]


Salviamo la musica

Maggio 30, 2007

La musica è sparita. Ve ne siete mai resi conto? Qualcuno mi dirà, ma come c’è MTV? Beh, se reality dove si veicolano valori consumistici, trasmissioni dove si vedono i soliti video a rotazione, folle di ragazzini che urlano, show dove si punta solo all’entertainment vi fanno ben sperare, non ci siamo. Sono lontani i tempi di programmi come Roxy Bar dove si chiacchierava, dove si spiegava ai ragazzi la cultura della musica, la cultura di prestare veramente ascolto, la cultura del live e del rapporto diretto con gli artisti. Ma era un format troppo bello per durare.

Ora si punta alla hit, ai passaggi radiofonici dettati dalle major, alle interviste con le solite domande e alla spettacolarizzazione a tutti i costi. E gli artisti? Chi sfonda ne sarà pure contento, ma tutto il sottobosco di talento che è costretto alla gavetta non credo proprio. Gente che vive di e per la musica, che non si vende a destra e a manca per qualche spot o comparsata. E noi fruitori? Oramai il nostro senso critico è stato cancellato dall’assuefazione di trash che riduce la nostra cultura musicale alle prime dieci posizioni dei cd più venduti in Italia.

Poi sparlare delle major sarebbe troppo facile e non costruttivo: mi limito a dire che stanno rovinando tutto con i loro progetti dettati solo ed esclusivamente dal profitto selvaggio. La via per risorgere però c’è: canali nuovi, come le web tv, che danno l’opportunità di bypassare la distribuzione ufficiale, arrivando a noi senza rimescolamenti che i trend impongono. Ascoltare musica dando libertà assoluta all’artista, senza la barzelletta del “rispetto” del copyright.http://www.alexanderisley.com/our_work/images/logos/vh1.gif

Le web tv e tutte le fonti che provengono “dal basso” si stanno candidando come uno spartiacque tra lo showbusiness e il piacere ritrovato e da ritrovare, di ascoltare e scoprire musica, andando alla ricerca e non fermandoci a ciò che ci impone il mercato. Le potenzialità ci sono, la volontà anche e soprattutto non possiamo non accogliere con piacere le notizie di tutti quei musicisti, anche non famosi,che hanno deciso di proiettarsi in prima persona verso chi dovrebbe decretare veramente il loro successo: noi utenti.

Una convergenza di intenti che fa ben sperare per il futuro: il web, con servizi come Jamendo o GarageBand solo per citarne alcuni, ci fa davvero capire quanto l’unione con i nuovi servizi di video in streaming e on demand possa essere salvifica e riportare finalmente la musica allo stato emozionale che dovrebbe sempre contraddistinguerla.

Music education=brain power, per usare lo slogan della VH1 Save the Music Foundation.

Michele Colitti


Perchè un progetto di web tv? E perchè no?

Maggio 14, 2007

Come possiamo notare tranquillamente accendendo la Tv, non possiamo non accorgerci di quanto essa, in più di 50 anni di storia, si sia arenata su format, linguaggi, personaggi che di innovativo hanno ben poco. E tutto un continuo ed autoreferenziele riciclo di idee, scenografie, formati da far apparire nuove e frizzanti trasmissioni che prendono ispirazione da idee nate più di dieci anni fa. E’ diffiile fare televisione di qualità, questo è vero, ma poi cosa significa qualità? qual’è il criterio per definire la qualità? Spesso essa è legata a figure carismatiche di presentatori che mascherano la carenza di sostanza con uno stare davanti alle telecamere certamente notevole.

 

La tv ha creato e crea i suoi spazi “citando” (per essere gentili) il teatro popolare e il varietà, che sin dalla sua nascita ha sempre trovato un notevole successo tra gli italiani. E’ una televisione ridondante, autocelebrativa che si basa su archetipi preconfezionati e riutilizzati perchè in fondo vincenti da anni, che cerca di veicolare la realtà distorcendola in molti casi, che cerca di di far fronte alla povertà di mezzi con un appesantimento della significazione, della popolarizzazione e della spettacolarità (vedi i reality). Inoltre le nuove esigenze di fruizione, la personalizzazione dei palinsesti, e la volontà di creazione di contenuti per spezzare il circuito chiuso della produzione, stanno facendo sì che le nuove tecnologie, dallo streaming, alle piattaforme web tv, alle p2ptv, si stiano appropriando di spazi prima a completo appannaggio dei media tradizionali.

 

Queste nuove tecnologie, abbinate alla loro semplicità d’uso e ai costi relativamente contenuti permettono di uscire dalla logica tradizionale di medialità permettendo all’utente finale massima libertà di scelta, e perchè no, di produzione. Non credo che la tv tradizionale soccomberà, ma la sua incapacità di rinnovarsi farà sì che l’appeal di cui gode presso un audience, sempre più vicino al web, vada in rapido declino. La flessibilità e l’interscambio immediato di feedback, in stile social network, sono il fiore all’occhiello e allo stesso tempo i punti di forza di progetti più mainstream come Joost che daranno sicuramente impulso ad altri che si stanno diffondendo a macchia d’olio sia livello locale che, potenzialmente, globale.

 

Noi fruitori di contenuti, non possiamo che accogliere positivamente un allargamento così importante della libertà di poter scegliere cosa vedere e quando vedere: se ne sono accorti anche i grandi sistemi di broadcasting e le major che hanno offerto enormi sponsorizzazioni non solo economiche, ma anche di contenuti. Serie tv, film, show, sport ed entertainment passeranno ora anche da questi nuovi canali, colmando, si spera in breve tempo, il gap contenutistico che li divide dalla tv tradizionale o via cavo. Le web tv poi si presentano come nuovo strumento di espressione, circolazione di idee e contenuti audio/video personali, democraticamente alla portata di tutti. Non credo neanche che il problema della qualità dei contenuti sia così rilevante: d’altronde anche qui la tecnologia viene incontro, con strumenti sempre più professionali, ma che allo stesso tempo non richiedono delle conoscenze sofisticate. Si apre quindi una nuova stagione di novità e fermento produttivo di cui, sono sicuro, gioverà l’intero sistema produttore/distributore/fruitore dando a quest’ultimo la possibilità di non essere più esclusi, ma di essere finalmente parte attiva e determinante.

Michele Colitti