WiMAX: il digital divide ha vita breve (?)

Giugno 8, 2007

http://static.blogo.it/downloadblog/wimax.gifLa situazione italiana della banda larga è molto difficile: non solo per una diffusione capillare che ancora stenta, ma anche per gli scarsi servizi offerti dai vari provider. La stragrande maggioranza dgli italiani si trova quindi esclusa dalla rivoluzione digital-culturale che sta rapidamente prendendo piede: impossibile con un modem analogico e con una connessione a 56 kb usufruire di tutti i nuovi sevizi web-based come lo streaming di flussi audio e video.

Certo, si sono fatti enormi passi in avanti per quanto riguarda la connettività tramite cellulare, che ha raggiunto un buon livello grazie all’HDSPA, ma che rimane ancora legato a problemi di infrastrutture e di costi. Il Wi-Fi, anch’esso grande opportunità, soffre purtroppo di un limitato raggio d’azione che non consentirebbe una copertura adeguata su tutto il territorio.

Ma da questa esperienza si sta muovendo qualcosa: si inizia a parlare sempre con più insistenza di WiMAX (Worldwide interoperability for Microwave access). Questa nuova tecnologia, su cui si lavora dal 2004, permetterebbe di avere una portata di alcune decine di chilometri, ben superiore alle poche centinaia di metri del Wi-Fi e di una larghezza di banda che può spingersi, in condizioni ideali, fino a 74 Mbps. La tecnologia può operare su varie bande di frequenza che sono in fase di armonizzazione in ambito europeo e mondiale.

Altro fattore importante, l’indipendenza dalle infrastrutture: con il Wi-Max è possibile configurare reti libere da vincoli strutturali, tutto a costi ridottissimi e senza problemi geografici, dato che un stazione base WiMAX potrebbe irraggiare connessioni Internet ad alta velocità verso abitazioni e aziende per un raggio di circa 50 km. Al momento WiMAX è una tecnologia in corso di sperimentazione in Italia, dove è utilizzata unicamente alla frequenza di 3,5 GHz, ma nel resto del mondo sono già molti i paesi in cui viene offerto il servizio. La ragione del ritardo italiano è stata la questione dell’assegnazione delle bande di frequenza, che erano usate per scopi militari. Dei 200 MHz previsti per il WiMAX saranno concessi per ora solo 35+35 MHz, attraverso aste (secondo me una pessima idea), probabilmente su base regionale da tenersi nell’estate 2007.

Oltre alle istallazioni metropolitane, WiMAX, come Wi-Fi, può essere installato da piccoli gruppi di persone. Molti produttori già nel 2004 hanno cominciato ad offrire qualche prodotto e alcune grandi città come Los Angeles, New York, Boston, Providence, Seattle, Dalian e Chengdu in Cina hanno cominciato ad implementare reti pre-WiMAX che dovrebbero potersi trasformare in WiMAX.

Aspettiamo con ansia la regolarizzazione a tutti gli effetti del nuovo standard e soprattutto la sua diffusione: non è più accettabile il ritardo nel quale siamo costretti a vivere le evoluzioni della tecnologia moderna e dei nuovi servizi che si stanno sviluppando. Nel frattempo possiamo iniziare a sognare, pensando che il Laboratorio Ixem del Politecnico di Torino ha realizzato il primo ponte WiFi dal raggio di 300 chilometri di distanza, a costo zero.

Michele Colitti


Finalmente approvata la direttiva sui servizi di media audiovisivi

Giugno 3, 2007

Ci sono voluti solo 18 mesi per un accordo sulla nuova direttiva sui servizi di media audiovisivi. Un lasso di tempo davvero breve se paragonato all’importanza dell’accordo. La nuova direttiva che andrà in vigore entro la fine del 2007, costituirà un quadro normativo complessivo per tutti i servizi di media audiovisivi, creando di fatto un vero mercato dei servizi audiovisivi.

http://www.amobil.no/artikkelbilder/vivianne_reading_eu.jpgViviane Reding (in foto), Commissaria europea per la società dell’informazione e dei media ci rassicura sulla modernità del quadro normativo, che permetterà di aggiornare le politiche del settore alle esigenze del ventunesimo secolo e di regolamentare in maniera snella l’industria europea dei servizi audiovisivi. Dando una grande visibilità ai valori fondamentali dell’Europa, come la diversità culturale e la tutela dei minori. Queste le belle parole, ma nei fatti, cosa dovrebbe garantire?

  • diritti nuovi per i cittadini, come la trasmissione di estratti di eventi di interesse generale nei programmi di informazione generale, con una chiara identificazione del fornitore di servizi di media;
  • miglioramento dell’accesso ai servizi di media audiovisivi per le persone ipoudenti e ipovedenti;
  • definizione di regole chiare sull’inserimento di prodotti, con l’obbligo per le emittenti che facciano uso di questa pratica di informarne i telespettatori;
  • tutela dei minori;
  • promozione delle opere europee e delle produzioni audiovisive indipendenti;
  • il divieto di messa in onda di contenuti suscettibili di incitare all’odio per motivi religiosi e razziali;
  • un incoraggiamento all’autoregolamentazione e alla coregolamentazione del settore.

audiovisivo_img1608_img.jpgInoltre nuove norme più elastiche in materia di pubblicità dovrebbero offrire nuove opportunità di finanziamento che incrementerebbero la produzione dei contenuti. Gli Stati membri avranno a disposizione 24 mesi per recepire negli ordinamenti nazionali le nuove disposizioni in modo da permettere la piena applicazione del nuovo quadro normativo dell’audiovisivo nel 2009.

Si tratta di un bel passo in avanti verso una regolamentazione finalmente precisa e non lacunosa, che non lasci spazio ad interpretazioni più o meno fantasiose. Stupisce la velocità con la quale si è giunti ad un accordo politico così strategico, ma tutto lascia presagire che le esigenze di cambiamento abbiano avuto la meglio anche su iter politici notoriamente lunghi. Non ci resta che aspettare e vedere come verranno applicate le nuove norme anche in combinazione con il diritto interno di ogni paese membro.

Michele Colitti

[via i-dome]


We the Media

Maggio 18, 2007

http://cavme.bitacoras.com/we%20the%20media.gifLeggevo con molta attenzione questo libro, in inglese, di Dan Gillmor, giornalista e blogger (potete scaricarlo qui), riflettendo su quanto stia mutando l’apparato mediale mondiale.

Un’erosione costante dei vecchi modelle basati su autoreferenzialità e pubblicità, con la nascita e la progressiva legittimazione di “cittadini reporter” che tramite blog, web tv e tutte le attuali reti di condivisione multimediali, approcciano il sistema e i criteri di negoziabilità delle notizie, rendendole di fatto svincolate dall’esclusività dei media, in puro stile creative commons.

Le notizie non passano più da varie agenzie comunicative, ma da un più semplice “dal produttore al consumatore”: la filiera produttiva si riduce di complessità, ma soprattutto di costi gestionali, mettendo di fatto in discussione la pubblicità come sostentamento necessario per la vità di un’apparato mediale come i giornali, le radio o la televisione. E’ qui che la web tv batte la vecchia televisione: costi ridotti, news “originali” che non subiscono tagli, aggiustamenti, censure e fruizione on demand.

Certo, sarebbe sbagliato non soffermarsi sull’altra faccia della medaglia: alcune logiche dell’ User Generated Content complicano ad esempio la verifica della credibilità della notizia, nonchè l’eccessivo ricorso a statistiche tipiche della blogosfera (i link) che limitano la circolazione di news in un particolare “star system”, quella parte della rete contraddistinta dall’essere un pò fine a se stessa. Ma tutto sommato, a mio parere, questi caratteri negativi sono compensati dalla semplicità delle nuove tecnologie e dalla volontà e consapevolezza comune di non cadere negli stessi errori ripetuti dai media tradizionali. Infatti lo stesso Gillmor, come me, pensa che la diversificazione della libertà di espressione attraverso i nuovi canali forniti dalla rete possa essere un fenomeno altamente positivo per tutta la società e per lo stesso giornalismo, che deve imparare a convivere con queste sue nuove evoluzioni e viceversa.

Michele Colitti


Spiati e denunciati

Maggio 14, 2007

Nel comunicato stampa del 23 Aprile scorso, a proposito della normativa Ipred2, Paolo Landi, segretario generale di Adiconsum affermava «il cittadino deve avere la certezza che le intromissioni nella sua vita privata siano eseguite solo da forze dell’Ordine e dalla magistratura, le uniche che agiscono per il più alto bene collettivo e non rispondono a meri interessi di parte».

Oggi, migliaia di consumatori, inconsapevolmente controllati nel loro uso personale di Internet, sono accusati di avere violato la legge senza essere avvisati, sono costretti a difendersi, a proprie spese, dall’accusa di condivisione di file illegale mosse da una società tedesca detentrice di diritti d’autore, devono scegliere se accettare la proposta dello studio legale Mahlknecht & Rottensteiner che chiede di risolvere “bonariamente” con una transazione di 400 euro e la promessa di non ripetere più l’illecito (pena altri 10.00 euro di penale), per evitare che la Peppermint “provveda a sporgere denuncia/querela penale e a intraprendere le azioni civili…”.

Ecco lo sconvolgente risultato della pessima legge Urbani unitamente alla direttiva europea IPRED1 che Adiconsum ha sempre contestato.

E’ inammissibile che un privato, in questo caso una società discografica, possa chiedere ad un provider tutti i dati relativi ai movimenti effettuati con il pc dai parte dei loro clienti senza che questi ne sappiano nulla, peraltro a seguito di una procedura di indagine non certificata da strutture dello Stato. Non esiste privacy e vengono meno i principi primari del diritto. E’ una vergogna che per colpire l’industria criminale della contraffazione ci rimetta, come al solito il consumatore finale che effettua lo scambio di file senza scopo di lucro.

Adiconsum ha già chiesto l’immediato intervento del Governo, che nel suo programma elettorale aveva previsto l’abolizione della legge Urbani, per tutelare i cittadini colpiti; chiede l’intervento dell’Authority della privacy affinché intervenga nei confronti della società tedesca Peppermint vista la palese violazione della privacy, condotta peraltro da una società, la Logistep AG, con sede a Steinhausen, in Svizzera, nazione non contemplata dalla normativa Ipred. Chiede l’intervento dei giuristi italiani affinché intervengano in difesa del più elementare diritto, cioè quello di essere indagati solo se esiste la presunzione di reato rilevato dalla magistratura.

Tutti i consumatori che hanno ricevuto la raccomandata da parte dello studio legale Mahlknecht & Rottensteiner che intendono opporsi alle richieste possono rivolgersi alle sedi di Adiconsum.