La situazione italiana della banda larga è molto difficile: non solo per una diffusione capillare che ancora stenta, ma anche per gli scarsi servizi offerti dai vari provider. La stragrande maggioranza dgli italiani si trova quindi esclusa dalla rivoluzione digital-culturale che sta rapidamente prendendo piede: impossibile con un modem analogico e con una connessione a 56 kb usufruire di tutti i nuovi sevizi web-based come lo streaming di flussi audio e video.
Certo, si sono fatti enormi passi in avanti per quanto riguarda la connettività tramite cellulare, che ha raggiunto un buon livello grazie all’HDSPA, ma che rimane ancora legato a problemi di infrastrutture e di costi. Il Wi-Fi, anch’esso grande opportunità, soffre purtroppo di un limitato raggio d’azione che non consentirebbe una copertura adeguata su tutto il territorio.
Ma da questa esperienza si sta muovendo qualcosa: si inizia a parlare sempre con più insistenza di WiMAX (Worldwide interoperability for Microwave access). Questa nuova tecnologia, su cui si lavora dal 2004, permetterebbe di avere una portata di alcune decine di chilometri, ben superiore alle poche centinaia di metri del Wi-Fi e di una larghezza di banda che può spingersi, in condizioni ideali, fino a 74 Mbps. La tecnologia può operare su varie bande di frequenza che sono in fase di armonizzazione in ambito europeo e mondiale.
Altro fattore importante, l’indipendenza dalle infrastrutture: con il Wi-Max è possibile configurare reti libere da vincoli strutturali, tutto a costi ridottissimi e senza problemi geografici, dato che un stazione base WiMAX potrebbe irraggiare connessioni Internet ad alta velocità verso abitazioni e aziende per un raggio di circa 50 km. Al momento WiMAX è una tecnologia in corso di sperimentazione in Italia, dove è utilizzata unicamente alla frequenza di 3,5 GHz, ma nel resto del mondo sono già molti i paesi in cui viene offerto il servizio. La ragione del ritardo italiano è stata la questione dell’assegnazione delle bande di frequenza, che erano usate per scopi militari. Dei 200 MHz previsti per il WiMAX saranno concessi per ora solo 35+35 MHz, attraverso aste (secondo me una pessima idea), probabilmente su base regionale da tenersi nell’estate 2007.
Oltre alle istallazioni metropolitane, WiMAX, come Wi-Fi, può essere installato da piccoli gruppi di persone. Molti produttori già nel 2004 hanno cominciato ad offrire qualche prodotto e alcune grandi città come Los Angeles, New York, Boston, Providence, Seattle, Dalian e Chengdu in Cina hanno cominciato ad implementare reti pre-WiMAX che dovrebbero potersi trasformare in WiMAX.
Aspettiamo con ansia la regolarizzazione a tutti gli effetti del nuovo standard e soprattutto la sua diffusione: non è più accettabile il ritardo nel quale siamo costretti a vivere le evoluzioni della tecnologia moderna e dei nuovi servizi che si stanno sviluppando. Nel frattempo possiamo iniziare a sognare, pensando che il Laboratorio Ixem del Politecnico di Torino ha realizzato il primo ponte WiFi dal raggio di 300 chilometri di distanza, a costo zero.
Pubblicato da Michele
Viviane Reding (in foto), Commissaria europea per la società dell’informazione e dei media ci rassicura sulla modernità del quadro normativo, che permetterà di aggiornare le politiche del settore alle esigenze del ventunesimo secolo e di regolamentare in maniera snella l’industria europea dei servizi audiovisivi. Dando una grande visibilità ai valori fondamentali dell’Europa, come la diversità culturale e la tutela dei minori. Queste le belle parole, ma nei fatti, cosa dovrebbe garantire?
Pubblicato da Michele 



