Salviamo la musica

La musica è sparita. Ve ne siete mai resi conto? Qualcuno mi dirà, ma come c’è MTV? Beh, se reality dove si veicolano valori consumistici, trasmissioni dove si vedono i soliti video a rotazione, folle di ragazzini che urlano, show dove si punta solo all’entertainment vi fanno ben sperare, non ci siamo. Sono lontani i tempi di programmi come Roxy Bar dove si chiacchierava, dove si spiegava ai ragazzi la cultura della musica, la cultura di prestare veramente ascolto, la cultura del live e del rapporto diretto con gli artisti. Ma era un format troppo bello per durare.

Ora si punta alla hit, ai passaggi radiofonici dettati dalle major, alle interviste con le solite domande e alla spettacolarizzazione a tutti i costi. E gli artisti? Chi sfonda ne sarà pure contento, ma tutto il sottobosco di talento che è costretto alla gavetta non credo proprio. Gente che vive di e per la musica, che non si vende a destra e a manca per qualche spot o comparsata. E noi fruitori? Oramai il nostro senso critico è stato cancellato dall’assuefazione di trash che riduce la nostra cultura musicale alle prime dieci posizioni dei cd più venduti in Italia.

Poi sparlare delle major sarebbe troppo facile e non costruttivo: mi limito a dire che stanno rovinando tutto con i loro progetti dettati solo ed esclusivamente dal profitto selvaggio. La via per risorgere però c’è: canali nuovi, come le web tv, che danno l’opportunità di bypassare la distribuzione ufficiale, arrivando a noi senza rimescolamenti che i trend impongono. Ascoltare musica dando libertà assoluta all’artista, senza la barzelletta del “rispetto” del copyright.http://www.alexanderisley.com/our_work/images/logos/vh1.gif

Le web tv e tutte le fonti che provengono “dal basso” si stanno candidando come uno spartiacque tra lo showbusiness e il piacere ritrovato e da ritrovare, di ascoltare e scoprire musica, andando alla ricerca e non fermandoci a ciò che ci impone il mercato. Le potenzialità ci sono, la volontà anche e soprattutto non possiamo non accogliere con piacere le notizie di tutti quei musicisti, anche non famosi,che hanno deciso di proiettarsi in prima persona verso chi dovrebbe decretare veramente il loro successo: noi utenti.

Una convergenza di intenti che fa ben sperare per il futuro: il web, con servizi come Jamendo o GarageBand solo per citarne alcuni, ci fa davvero capire quanto l’unione con i nuovi servizi di video in streaming e on demand possa essere salvifica e riportare finalmente la musica allo stato emozionale che dovrebbe sempre contraddistinguerla.

Music education=brain power, per usare lo slogan della VH1 Save the Music Foundation.

Michele Colitti

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