Leggevo con molta attenzione questo libro, in inglese, di Dan Gillmor, giornalista e blogger (potete scaricarlo qui), riflettendo su quanto stia mutando l’apparato mediale mondiale.
Un’erosione costante dei vecchi modelle basati su autoreferenzialità e pubblicità, con la nascita e la progressiva legittimazione di “cittadini reporter” che tramite blog, web tv e tutte le attuali reti di condivisione multimediali, approcciano il sistema e i criteri di negoziabilità delle notizie, rendendole di fatto svincolate dall’esclusività dei media, in puro stile creative commons.
Le notizie non passano più da varie agenzie comunicative, ma da un più semplice “dal produttore al consumatore”: la filiera produttiva si riduce di complessità, ma soprattutto di costi gestionali, mettendo di fatto in discussione la pubblicità come sostentamento necessario per la vità di un’apparato mediale come i giornali, le radio o la televisione. E’ qui che la web tv batte la vecchia televisione: costi ridotti, news “originali” che non subiscono tagli, aggiustamenti, censure e fruizione on demand.
Certo, sarebbe sbagliato non soffermarsi sull’altra faccia della medaglia: alcune logiche dell’ User Generated Content complicano ad esempio la verifica della credibilità della notizia, nonchè l’eccessivo ricorso a statistiche tipiche della blogosfera (i link) che limitano la circolazione di news in un particolare “star system”, quella parte della rete contraddistinta dall’essere un pò fine a se stessa. Ma tutto sommato, a mio parere, questi caratteri negativi sono compensati dalla semplicità delle nuove tecnologie e dalla volontà e consapevolezza comune di non cadere negli stessi errori ripetuti dai media tradizionali. Infatti lo stesso Gillmor, come me, pensa che la diversificazione della libertà di espressione attraverso i nuovi canali forniti dalla rete possa essere un fenomeno altamente positivo per tutta la società e per lo stesso giornalismo, che deve imparare a convivere con queste sue nuove evoluzioni e viceversa.





Maggio 18, 2007 alle 4:02 pm |
Già. E questa erosione della pubblicità mi preoccupa non poco, specialmente per noi che viviamo in un paese di monopoli.
Mi ricordo che all’epoca delle radio private ci fu un fenomeno analogo che porto poi alla regolamentazione delle frequenze, sia radio che tv, che ha, di fatto, sancito l’ennesimo circuito monopolista dove hanno pouto prosperare i soliti amici degli amici.
Per fortuna l’Austria e la Slovenia sono a due passi.