Come possiamo notare tranquillamente accendendo la Tv, non possiamo non accorgerci di quanto essa, in più di 50 anni di storia, si sia arenata su format, linguaggi, personaggi che di innovativo hanno ben poco. E tutto un continuo ed autoreferenziele riciclo di idee, scenografie, formati da far apparire nuove e frizzanti trasmissioni che prendono ispirazione da idee nate più di dieci anni fa. E’ diffiile fare televisione di qualità, questo è vero, ma poi cosa significa qualità? qual’è il criterio per definire la qualità? Spesso essa è legata a figure carismatiche di presentatori che mascherano la carenza di sostanza con uno stare davanti alle telecamere certamente notevole.
La tv ha creato e crea i suoi spazi “citando” (per essere gentili) il teatro popolare e il varietà, che sin dalla sua nascita ha sempre trovato un notevole successo tra gli italiani. E’ una televisione ridondante, autocelebrativa che si basa su archetipi preconfezionati e riutilizzati perchè in fondo vincenti da anni, che cerca di veicolare la realtà distorcendola in molti casi, che cerca di di far fronte alla povertà di mezzi con un appesantimento della significazione, della popolarizzazione e della spettacolarità (vedi i reality). Inoltre le nuove esigenze di fruizione, la personalizzazione dei palinsesti, e la volontà di creazione di contenuti per spezzare il circuito chiuso della produzione, stanno facendo sì che le nuove tecnologie, dallo streaming, alle piattaforme web tv, alle p2ptv, si stiano appropriando di spazi prima a completo appannaggio dei media tradizionali.
Queste nuove tecnologie, abbinate alla loro semplicità d’uso e ai costi relativamente contenuti permettono di uscire dalla logica tradizionale di medialità permettendo all’utente finale massima libertà di scelta, e perchè no, di produzione. Non credo che la tv tradizionale soccomberà, ma la sua incapacità di rinnovarsi farà sì che l’appeal di cui gode presso un audience, sempre più vicino al web, vada in rapido declino. La flessibilità e l’interscambio immediato di feedback, in stile social network, sono il fiore all’occhiello e allo stesso tempo i punti di forza di progetti più mainstream come Joost che daranno sicuramente impulso ad altri che si stanno diffondendo a macchia d’olio sia livello locale che, potenzialmente, globale.
Noi fruitori di contenuti, non possiamo che accogliere positivamente un allargamento così importante della libertà di poter scegliere cosa vedere e quando vedere: se ne sono accorti anche i grandi sistemi di broadcasting e le major che hanno offerto enormi sponsorizzazioni non solo economiche, ma anche di contenuti. Serie tv, film, show, sport ed entertainment passeranno ora anche da questi nuovi canali, colmando, si spera in breve tempo, il gap contenutistico che li divide dalla tv tradizionale o via cavo. Le web tv poi si presentano come nuovo strumento di espressione, circolazione di idee e contenuti audio/video personali, democraticamente alla portata di tutti. Non credo neanche che il problema della qualità dei contenuti sia così rilevante: d’altronde anche qui la tecnologia viene incontro, con strumenti sempre più professionali, ma che allo stesso tempo non richiedono delle conoscenze sofisticate. Si apre quindi una nuova stagione di novità e fermento produttivo di cui, sono sicuro, gioverà l’intero sistema produttore/distributore/fruitore dando a quest’ultimo la possibilità di non essere più esclusi, ma di essere finalmente parte attiva e determinante.




