Nuovo blog ufficiale di UNOTV

Agosto 8, 2008

ATTENZIONE!!!

UNOTV ha un nuovo blog ufficiale a questo indirizzo:

http://unotv.myblog.it/


Riaffiora ad Espressione Giovani 2008

Agosto 1, 2008
Riaffiora live

Riaffiora live

In occasione delle finali di Espressione Giovani 2008 di Arzignano abbiamo avuto occasione di registrare le interviste ai gruppi finalisti e riprendere i live tutti disponibili su UNOTV.


Nuova svolta

Luglio 31, 2008

E dopo una lunga pausa di riflessione ritorna il blog di UNOTV.

Ora riprendiamo il nostro diario di bordo per tenervi informati sulle attività e le iniziative di UNOTV.


WiMAX: il digital divide ha vita breve (?)

Giugno 8, 2007

http://static.blogo.it/downloadblog/wimax.gifLa situazione italiana della banda larga è molto difficile: non solo per una diffusione capillare che ancora stenta, ma anche per gli scarsi servizi offerti dai vari provider. La stragrande maggioranza dgli italiani si trova quindi esclusa dalla rivoluzione digital-culturale che sta rapidamente prendendo piede: impossibile con un modem analogico e con una connessione a 56 kb usufruire di tutti i nuovi sevizi web-based come lo streaming di flussi audio e video.

Certo, si sono fatti enormi passi in avanti per quanto riguarda la connettività tramite cellulare, che ha raggiunto un buon livello grazie all’HDSPA, ma che rimane ancora legato a problemi di infrastrutture e di costi. Il Wi-Fi, anch’esso grande opportunità, soffre purtroppo di un limitato raggio d’azione che non consentirebbe una copertura adeguata su tutto il territorio.

Ma da questa esperienza si sta muovendo qualcosa: si inizia a parlare sempre con più insistenza di WiMAX (Worldwide interoperability for Microwave access). Questa nuova tecnologia, su cui si lavora dal 2004, permetterebbe di avere una portata di alcune decine di chilometri, ben superiore alle poche centinaia di metri del Wi-Fi e di una larghezza di banda che può spingersi, in condizioni ideali, fino a 74 Mbps. La tecnologia può operare su varie bande di frequenza che sono in fase di armonizzazione in ambito europeo e mondiale.

Altro fattore importante, l’indipendenza dalle infrastrutture: con il Wi-Max è possibile configurare reti libere da vincoli strutturali, tutto a costi ridottissimi e senza problemi geografici, dato che un stazione base WiMAX potrebbe irraggiare connessioni Internet ad alta velocità verso abitazioni e aziende per un raggio di circa 50 km. Al momento WiMAX è una tecnologia in corso di sperimentazione in Italia, dove è utilizzata unicamente alla frequenza di 3,5 GHz, ma nel resto del mondo sono già molti i paesi in cui viene offerto il servizio. La ragione del ritardo italiano è stata la questione dell’assegnazione delle bande di frequenza, che erano usate per scopi militari. Dei 200 MHz previsti per il WiMAX saranno concessi per ora solo 35+35 MHz, attraverso aste (secondo me una pessima idea), probabilmente su base regionale da tenersi nell’estate 2007.

Oltre alle istallazioni metropolitane, WiMAX, come Wi-Fi, può essere installato da piccoli gruppi di persone. Molti produttori già nel 2004 hanno cominciato ad offrire qualche prodotto e alcune grandi città come Los Angeles, New York, Boston, Providence, Seattle, Dalian e Chengdu in Cina hanno cominciato ad implementare reti pre-WiMAX che dovrebbero potersi trasformare in WiMAX.

Aspettiamo con ansia la regolarizzazione a tutti gli effetti del nuovo standard e soprattutto la sua diffusione: non è più accettabile il ritardo nel quale siamo costretti a vivere le evoluzioni della tecnologia moderna e dei nuovi servizi che si stanno sviluppando. Nel frattempo possiamo iniziare a sognare, pensando che il Laboratorio Ixem del Politecnico di Torino ha realizzato il primo ponte WiFi dal raggio di 300 chilometri di distanza, a costo zero.

Michele Colitti


Finalmente approvata la direttiva sui servizi di media audiovisivi

Giugno 3, 2007

Ci sono voluti solo 18 mesi per un accordo sulla nuova direttiva sui servizi di media audiovisivi. Un lasso di tempo davvero breve se paragonato all’importanza dell’accordo. La nuova direttiva che andrà in vigore entro la fine del 2007, costituirà un quadro normativo complessivo per tutti i servizi di media audiovisivi, creando di fatto un vero mercato dei servizi audiovisivi.

http://www.amobil.no/artikkelbilder/vivianne_reading_eu.jpgViviane Reding (in foto), Commissaria europea per la società dell’informazione e dei media ci rassicura sulla modernità del quadro normativo, che permetterà di aggiornare le politiche del settore alle esigenze del ventunesimo secolo e di regolamentare in maniera snella l’industria europea dei servizi audiovisivi. Dando una grande visibilità ai valori fondamentali dell’Europa, come la diversità culturale e la tutela dei minori. Queste le belle parole, ma nei fatti, cosa dovrebbe garantire?

  • diritti nuovi per i cittadini, come la trasmissione di estratti di eventi di interesse generale nei programmi di informazione generale, con una chiara identificazione del fornitore di servizi di media;
  • miglioramento dell’accesso ai servizi di media audiovisivi per le persone ipoudenti e ipovedenti;
  • definizione di regole chiare sull’inserimento di prodotti, con l’obbligo per le emittenti che facciano uso di questa pratica di informarne i telespettatori;
  • tutela dei minori;
  • promozione delle opere europee e delle produzioni audiovisive indipendenti;
  • il divieto di messa in onda di contenuti suscettibili di incitare all’odio per motivi religiosi e razziali;
  • un incoraggiamento all’autoregolamentazione e alla coregolamentazione del settore.

audiovisivo_img1608_img.jpgInoltre nuove norme più elastiche in materia di pubblicità dovrebbero offrire nuove opportunità di finanziamento che incrementerebbero la produzione dei contenuti. Gli Stati membri avranno a disposizione 24 mesi per recepire negli ordinamenti nazionali le nuove disposizioni in modo da permettere la piena applicazione del nuovo quadro normativo dell’audiovisivo nel 2009.

Si tratta di un bel passo in avanti verso una regolamentazione finalmente precisa e non lacunosa, che non lasci spazio ad interpretazioni più o meno fantasiose. Stupisce la velocità con la quale si è giunti ad un accordo politico così strategico, ma tutto lascia presagire che le esigenze di cambiamento abbiano avuto la meglio anche su iter politici notoriamente lunghi. Non ci resta che aspettare e vedere come verranno applicate le nuove norme anche in combinazione con il diritto interno di ogni paese membro.

Michele Colitti

[via i-dome]


Salviamo la musica

Maggio 30, 2007

La musica è sparita. Ve ne siete mai resi conto? Qualcuno mi dirà, ma come c’è MTV? Beh, se reality dove si veicolano valori consumistici, trasmissioni dove si vedono i soliti video a rotazione, folle di ragazzini che urlano, show dove si punta solo all’entertainment vi fanno ben sperare, non ci siamo. Sono lontani i tempi di programmi come Roxy Bar dove si chiacchierava, dove si spiegava ai ragazzi la cultura della musica, la cultura di prestare veramente ascolto, la cultura del live e del rapporto diretto con gli artisti. Ma era un format troppo bello per durare.

Ora si punta alla hit, ai passaggi radiofonici dettati dalle major, alle interviste con le solite domande e alla spettacolarizzazione a tutti i costi. E gli artisti? Chi sfonda ne sarà pure contento, ma tutto il sottobosco di talento che è costretto alla gavetta non credo proprio. Gente che vive di e per la musica, che non si vende a destra e a manca per qualche spot o comparsata. E noi fruitori? Oramai il nostro senso critico è stato cancellato dall’assuefazione di trash che riduce la nostra cultura musicale alle prime dieci posizioni dei cd più venduti in Italia.

Poi sparlare delle major sarebbe troppo facile e non costruttivo: mi limito a dire che stanno rovinando tutto con i loro progetti dettati solo ed esclusivamente dal profitto selvaggio. La via per risorgere però c’è: canali nuovi, come le web tv, che danno l’opportunità di bypassare la distribuzione ufficiale, arrivando a noi senza rimescolamenti che i trend impongono. Ascoltare musica dando libertà assoluta all’artista, senza la barzelletta del “rispetto” del copyright.http://www.alexanderisley.com/our_work/images/logos/vh1.gif

Le web tv e tutte le fonti che provengono “dal basso” si stanno candidando come uno spartiacque tra lo showbusiness e il piacere ritrovato e da ritrovare, di ascoltare e scoprire musica, andando alla ricerca e non fermandoci a ciò che ci impone il mercato. Le potenzialità ci sono, la volontà anche e soprattutto non possiamo non accogliere con piacere le notizie di tutti quei musicisti, anche non famosi,che hanno deciso di proiettarsi in prima persona verso chi dovrebbe decretare veramente il loro successo: noi utenti.

Una convergenza di intenti che fa ben sperare per il futuro: il web, con servizi come Jamendo o GarageBand solo per citarne alcuni, ci fa davvero capire quanto l’unione con i nuovi servizi di video in streaming e on demand possa essere salvifica e riportare finalmente la musica allo stato emozionale che dovrebbe sempre contraddistinguerla.

Music education=brain power, per usare lo slogan della VH1 Save the Music Foundation.

Michele Colitti


I panni (semi) sporchi di casa nostra

Maggio 25, 2007

Leggendo Nova, l’inserto del Sole 24ore, mi sono balzate agli occhi 2 notizie. Tutte e due ci fanno capire quale sia la portata della svolta digitale riguardante le nuove tecnologie video e quanto ancora in Italia non si colga fino in fondo l’esigenza di cambiamento.

http://www.fabricat.com/e_ART/parascandolo.jpgLa prima riguarda Renato Parascandolo (a sinistra nella foto), ex direttore di Rai Educational che ha raccolto per 20 anni materiale video (interviste di un’ora con filosofi di 35 paesi) per un progetto di un’ Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche. Ora questa mole imponente di materiale dovrebbe convogliare in una piattaforma interattiva Sharemedia, un ibrido tra una web tv/portale/archivio/emporio, sviluppata in collaborazione con l’azienda romana Unicity.

Tra un mese la parte di Emporio sarà visibile all’indirizzo www.perlacultura.rai.it, ma per la realizzazione totale del progetto la Rai non ha ancora dato il nulla osta e si aspettano date precise. Un esperimento del genere non fa che sottolineare quanto siano pochi in Italia gli “addetti ai lavori televisivi” capaci di portare avanti discorsi multimediali innovativi e soprattutto non si può non rimarcare l’ intempestività decisionale della Rai che insistendo con questo immobilismo, continua la sua andatura da gambero di fronte ad un’aspettativa di innovazione che lascerà indietro chi non si farà trovare pronto. Speriamo comunque che un esperimento come questo possa essere un primo passo verso la digitalizzazione degli archivi, per il download gratuito, ma anche a pagamento, di contenuti che comunque hanno fatto la storia della tv, della nostra nazione e anche la storia mondiale degli ultimo 50 anni.

La seconda notizia arriva qualche pagina più in la e riguarda sempre la Rai, che rappresenta un pò tutto il vecchio sistema che sta affannosamente e troppo parzialmente, cercando di darsi una futura vita digitale. Si parla di Digital Cinema o più esattamente D-Cinema: si sa che un film prodotto in digitale ha come vantaggi costi inferiori rispetto alla pellicola, una qualità certamente superiore e rischi derivanti dalla pirateria inferiori dato che con una connessione privata si potrebbero inviare film direttamente al server della sala senza i problemi che il trasporto della pellicola originale comporta (vedi sedicenti trasportatori che in cambio di denaro fanno finire il film nelle mani di chi lo copia ancor prima che esca nelle sale).http://www.dcinema.fraunhofer.de/images/DigCin_2_Bogen_336.gif

Questo tipo di produzione non è più fantascienza da un bel pò di tempo e sono molti ormai i cinema che si dotano di proiettore digitale: si stima che siano 2369 in tutto il mondo. In Italia sono solo 40 le sale cinematografiche che supportano lo standard ed esiste un solo network abilitato dai distributori a proiettare contenuti digitali, la Digima. Quest’ultima ha da poco stretto un accordo con la Rai per la proiezione di tutti i film e gli spettacoli realizzati da RaiTrade. Il numero di sale mi sembra davvero troppo esiguo, considerando la semplicità del servizio: una connessione a banda larga e un proiettore, niente tecnici o “diavolerie elttroniche”, con tutti i vantaggi di una programmazione on demand. Considerando che le “sette sorelle”, Disney, Fox, MGM, Paramount, Sony, Universal e Warner Bros, sono attrezzatissime per la produzione di contenuti digitali e che i costi sarebbero davvero ridimensionati per tutta la filiera produttiva e distributiva, mi attendo che, nonostante il necessario e difficile processo di svecchiamento a cui dobbiamo andare incontro, in breve tempo si riesca a superare la diffidenza contro queste nuove tecnologie.

Michele Colitti


We the Media

Maggio 18, 2007

http://cavme.bitacoras.com/we%20the%20media.gifLeggevo con molta attenzione questo libro, in inglese, di Dan Gillmor, giornalista e blogger (potete scaricarlo qui), riflettendo su quanto stia mutando l’apparato mediale mondiale.

Un’erosione costante dei vecchi modelle basati su autoreferenzialità e pubblicità, con la nascita e la progressiva legittimazione di “cittadini reporter” che tramite blog, web tv e tutte le attuali reti di condivisione multimediali, approcciano il sistema e i criteri di negoziabilità delle notizie, rendendole di fatto svincolate dall’esclusività dei media, in puro stile creative commons.

Le notizie non passano più da varie agenzie comunicative, ma da un più semplice “dal produttore al consumatore”: la filiera produttiva si riduce di complessità, ma soprattutto di costi gestionali, mettendo di fatto in discussione la pubblicità come sostentamento necessario per la vità di un’apparato mediale come i giornali, le radio o la televisione. E’ qui che la web tv batte la vecchia televisione: costi ridotti, news “originali” che non subiscono tagli, aggiustamenti, censure e fruizione on demand.

Certo, sarebbe sbagliato non soffermarsi sull’altra faccia della medaglia: alcune logiche dell’ User Generated Content complicano ad esempio la verifica della credibilità della notizia, nonchè l’eccessivo ricorso a statistiche tipiche della blogosfera (i link) che limitano la circolazione di news in un particolare “star system”, quella parte della rete contraddistinta dall’essere un pò fine a se stessa. Ma tutto sommato, a mio parere, questi caratteri negativi sono compensati dalla semplicità delle nuove tecnologie e dalla volontà e consapevolezza comune di non cadere negli stessi errori ripetuti dai media tradizionali. Infatti lo stesso Gillmor, come me, pensa che la diversificazione della libertà di espressione attraverso i nuovi canali forniti dalla rete possa essere un fenomeno altamente positivo per tutta la società e per lo stesso giornalismo, che deve imparare a convivere con queste sue nuove evoluzioni e viceversa.

Michele Colitti


Perchè un progetto di web tv? E perchè no?

Maggio 14, 2007

Come possiamo notare tranquillamente accendendo la Tv, non possiamo non accorgerci di quanto essa, in più di 50 anni di storia, si sia arenata su format, linguaggi, personaggi che di innovativo hanno ben poco. E tutto un continuo ed autoreferenziele riciclo di idee, scenografie, formati da far apparire nuove e frizzanti trasmissioni che prendono ispirazione da idee nate più di dieci anni fa. E’ diffiile fare televisione di qualità, questo è vero, ma poi cosa significa qualità? qual’è il criterio per definire la qualità? Spesso essa è legata a figure carismatiche di presentatori che mascherano la carenza di sostanza con uno stare davanti alle telecamere certamente notevole.

 

La tv ha creato e crea i suoi spazi “citando” (per essere gentili) il teatro popolare e il varietà, che sin dalla sua nascita ha sempre trovato un notevole successo tra gli italiani. E’ una televisione ridondante, autocelebrativa che si basa su archetipi preconfezionati e riutilizzati perchè in fondo vincenti da anni, che cerca di veicolare la realtà distorcendola in molti casi, che cerca di di far fronte alla povertà di mezzi con un appesantimento della significazione, della popolarizzazione e della spettacolarità (vedi i reality). Inoltre le nuove esigenze di fruizione, la personalizzazione dei palinsesti, e la volontà di creazione di contenuti per spezzare il circuito chiuso della produzione, stanno facendo sì che le nuove tecnologie, dallo streaming, alle piattaforme web tv, alle p2ptv, si stiano appropriando di spazi prima a completo appannaggio dei media tradizionali.

 

Queste nuove tecnologie, abbinate alla loro semplicità d’uso e ai costi relativamente contenuti permettono di uscire dalla logica tradizionale di medialità permettendo all’utente finale massima libertà di scelta, e perchè no, di produzione. Non credo che la tv tradizionale soccomberà, ma la sua incapacità di rinnovarsi farà sì che l’appeal di cui gode presso un audience, sempre più vicino al web, vada in rapido declino. La flessibilità e l’interscambio immediato di feedback, in stile social network, sono il fiore all’occhiello e allo stesso tempo i punti di forza di progetti più mainstream come Joost che daranno sicuramente impulso ad altri che si stanno diffondendo a macchia d’olio sia livello locale che, potenzialmente, globale.

 

Noi fruitori di contenuti, non possiamo che accogliere positivamente un allargamento così importante della libertà di poter scegliere cosa vedere e quando vedere: se ne sono accorti anche i grandi sistemi di broadcasting e le major che hanno offerto enormi sponsorizzazioni non solo economiche, ma anche di contenuti. Serie tv, film, show, sport ed entertainment passeranno ora anche da questi nuovi canali, colmando, si spera in breve tempo, il gap contenutistico che li divide dalla tv tradizionale o via cavo. Le web tv poi si presentano come nuovo strumento di espressione, circolazione di idee e contenuti audio/video personali, democraticamente alla portata di tutti. Non credo neanche che il problema della qualità dei contenuti sia così rilevante: d’altronde anche qui la tecnologia viene incontro, con strumenti sempre più professionali, ma che allo stesso tempo non richiedono delle conoscenze sofisticate. Si apre quindi una nuova stagione di novità e fermento produttivo di cui, sono sicuro, gioverà l’intero sistema produttore/distributore/fruitore dando a quest’ultimo la possibilità di non essere più esclusi, ma di essere finalmente parte attiva e determinante.

Michele Colitti


Spiati e denunciati

Maggio 14, 2007

Nel comunicato stampa del 23 Aprile scorso, a proposito della normativa Ipred2, Paolo Landi, segretario generale di Adiconsum affermava «il cittadino deve avere la certezza che le intromissioni nella sua vita privata siano eseguite solo da forze dell’Ordine e dalla magistratura, le uniche che agiscono per il più alto bene collettivo e non rispondono a meri interessi di parte».

Oggi, migliaia di consumatori, inconsapevolmente controllati nel loro uso personale di Internet, sono accusati di avere violato la legge senza essere avvisati, sono costretti a difendersi, a proprie spese, dall’accusa di condivisione di file illegale mosse da una società tedesca detentrice di diritti d’autore, devono scegliere se accettare la proposta dello studio legale Mahlknecht & Rottensteiner che chiede di risolvere “bonariamente” con una transazione di 400 euro e la promessa di non ripetere più l’illecito (pena altri 10.00 euro di penale), per evitare che la Peppermint “provveda a sporgere denuncia/querela penale e a intraprendere le azioni civili…”.

Ecco lo sconvolgente risultato della pessima legge Urbani unitamente alla direttiva europea IPRED1 che Adiconsum ha sempre contestato.

E’ inammissibile che un privato, in questo caso una società discografica, possa chiedere ad un provider tutti i dati relativi ai movimenti effettuati con il pc dai parte dei loro clienti senza che questi ne sappiano nulla, peraltro a seguito di una procedura di indagine non certificata da strutture dello Stato. Non esiste privacy e vengono meno i principi primari del diritto. E’ una vergogna che per colpire l’industria criminale della contraffazione ci rimetta, come al solito il consumatore finale che effettua lo scambio di file senza scopo di lucro.

Adiconsum ha già chiesto l’immediato intervento del Governo, che nel suo programma elettorale aveva previsto l’abolizione della legge Urbani, per tutelare i cittadini colpiti; chiede l’intervento dell’Authority della privacy affinché intervenga nei confronti della società tedesca Peppermint vista la palese violazione della privacy, condotta peraltro da una società, la Logistep AG, con sede a Steinhausen, in Svizzera, nazione non contemplata dalla normativa Ipred. Chiede l’intervento dei giuristi italiani affinché intervengano in difesa del più elementare diritto, cioè quello di essere indagati solo se esiste la presunzione di reato rilevato dalla magistratura.

Tutti i consumatori che hanno ricevuto la raccomandata da parte dello studio legale Mahlknecht & Rottensteiner che intendono opporsi alle richieste possono rivolgersi alle sedi di Adiconsum.